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caffè nel mondo - arabica - robusta - entrambeUna premessa: innanzi tutto è bene specificare, per chi non lo sapesse, che la pianta del caffè può crescere naturalmente solo a determinate latitudini, in climi tropicali, e che in climi temperati come l’Italia non è possibile.

I dati più aggiornati, raccolti dall’International Coffee Organization, registrano che i maggiori produttori mondiali sono Brasile, Vietnam, Colombia e Indonesia, seguiti da Messico, Guatemala, Honduras, Perù, Etiopia e India. In ciascuna area viene prodotta una tipologia e qualità differente in base al tipo di coltura adatta al clima. Nell’immagine la distribuzione geografica della coltivazione del caffè nel mondo: (r) specie robusta, (a) specie arabica, (m) entrambe. Fonte: Wikipedia

Sebbene all’interno del genere Coffea siano identificate e descritte oltre 100 specie, commercialmente le diverse specie di origine sono presentate come diverse varietà di caffè: le più diffuse tra esse sono l’arabica e la robusta cui si aggiunge la liberica, originaria delle foreste della Liberia (e Costa d’Avorio), ma è molto diffusa e coltivata nelle Filippine ed in Indonesia, dove si è addirittura naturalizzata, sebbene la diffusione e commercializzazione dei suoi semi non possa essere minimamente paragonata alle due specie citate in precedenza (circa il 2%). All’infuori dei tropici non esistono piantagioni di Caffè ed, anche all’interno di questa fascia climatica, gli impianti più produttivi sono solitamente ad una latitudine compresa tra 15° N e 15° S, zona in cui si possono avere anche due raccolti all’anno.

Per questo Pino Fumarola, ad un certo punto della sua crescita culturale ed imprenditoriale ha ben pensato che per portare nelle tazzine il caffè che lui desiderava era necessario partire dall’inizio, dalle piantagioni, e quindi (insieme ad altre società) s’è deciso ad acquistare delle piccole piantagioni in Honduras.

Honduras

“Ho l’abitudine – esordisce Pino Fumarola, parlando del suo modo di vedere la vita – di parlare con tutti dal basso in alto e non viceversa. Nella piantagione che abbiamo in Honduras abbiamo dato alle persone che ci lavorano direttamente la possibilità di diventare loro stessi proprietari del terreno e man mano diventare anche imprenditori, conoscitori: gli abbiamo spiegato come si assaggia li caffè, e a cosa serve quello che loro fanno.
Alcuni di questi, ad esempio Panchito, sua figlia ed altri sono diventati assaggiatori di caffè, hanno anche fatto i corsi da barista ed hanno fatto delle gare che han pure vinto.

Si tratta di una realtà profondamente diversa dalla nostra italiana e ad alcuni piccoli proprietari o conduttori delle piantagioni limitrofe alla nostra che abbiamo visto lavorare bene, con passione, gli abbiamo detto che se avessero prodotto un prodotto come vogliamo noi, gli avremmo fatto un contratto per tre anni e li avremmo pagati correttamente e sistematicamente, al contrario di come purtroppo là avviene troppo frequentemente.

Questo sistema gli darà modo di crescere meglio la famiglia: li mettiamo nelle condizioni di gestire le spese alimentati da piccoli acconti costanti durate tutti il periodo della produzione e non solo nel momento della vendita del raccolto.
Il discorso che ho fatto a Panchito è stato molto chiaro: “Panchito, tu sei di qua, questa – nel senso della piantagione – deve diventare tua, quindi tienila bene, che sarà roba tua.”.

Indonesia

Anche in Indonesia abbiamo cercato di portare questo modello: abbiamo conosciuto delle persone bravissime.

orangutan foundation internationalQuando siamo andati lì abbiamo avuto modo di conoscere l’Orangutan Association: questa associazione australiana (con sviluppo internazionale) si occupa di temi quali la palma da olio, che produce l’olio e che consuma una quantità di acqua esagerata: negli ultimi anni le falde acquifere sono addirittura scese di un metro per queste coltivazioni idrovore. Gli orangutan – le famose scimmie da cui deriva il nome dell’associazione – sono ghiotti del King Fruit of the jungle, il Durian, un po’ come il nostro carrubo. Chi pianta il carrubo, per intenderci, lo pianta per le successive generazioni perché è una pianta che dà il frutto – ricchissimo di proteine – dopo ben 40 anni!

Siccome gli orangutan sono ghiotti di questo frutto e cercano di mangiarselo, i coltivatori li uccidono per evitare che gli rovinino il raccolto. Inoltre, siccome coltivano le palme in maniera intensiva, la giungla – che è il loro habitat naturale – va scomparendo.
Questa società ha come scopo di raccogliere una parte dei soldi del caffè per utilizzarli per prendere questi Orangutan, curarli e lasciarli infine in libertà in un ambiente protetto.

In quel paese purtroppo chi coltiva lo fa seguendo le logiche delle multinazionali, quindi con veleno, antiparassitari sempre più forti ogni anno, chimica a tutta forza che determinano quindi un caffè che è contaminato.
Noi siamo andati dicendogli e soprattutto spiegandogli come facciamo per poterlo fare anche loro, che noi abbiamo procedure ad impatto molto ridotto e che comunque ottengono gli stessi se non addirittura migliori risultati in termini di raccolto.

Italia: Morola for Friends

In Italia, non potendo coltivare la pianta del caffè, cerchiamo di valorizzare il territorio, cercando di fare tutto il possibile in zona. E tutto questo si traduce in Morola for Friends, cioè una serie di iniziative benefiche che riescano ad alleviare le pene dei meno fortunati.

A fine 2019 abbiamo fatto 200 pasti per persone non abbienti vicino a noi. Convinti però che solo con un pasto non avrebbero risolto un granché abbiamo fatto una cosa particolare: gli abbiamo donato un pasto gourmet, un’esperienza unica nel suo genere. E continueremo nel 2020 con obiettivo di raddoppiare quanto già fatto.

Poi abbiamo fatto, prima di tutti, il “Panettone sospeso”: per tutti quelli che compravano un panettone, noi ne donavamo un altro. Un panettone di alta fattura e pregio, mica un prodotto ordinario da supermercato.
Mi sono personalmente accertato di distribuire veramente i panettoni alla gente, mica a chiacchiere: il 23 dicembre con tre macchine piene di panettoni Maria Teresa, Valeria ed io siamo stati in giro a distribuirli di persona alle chiese, associazioni di volontariato ed anche direttamente a famiglie che ci erano state segnalate.

Un’altra iniziativa, all’approssimarsi delle feste natalizie, è stata di stare personalmente vicini – in 9 – ad un anziano del paese rimasto solo, organizzando una bellissima cena conviviale a casa sua riempiendola di luce e amicizia.