Il vero Gusto del Caffè italiano nel Mondo

caffè italiano

L’importanza dell’Italianità

“L’Italia è, in termini di marchi, il terzo a livello mondiale come valore.

Però – sostiene Pino – non ne stiamo fruendo noi italiani, ne stanno fruendo altri, che portano avanti il concetto dell’Italianità. Per questo motivo sto coltivando questo sogno.“

“Tra le altre iniziative legate al territorio, organizzeremo a Giugno 2020 un Trulli Coffee Camp per poter far provare un’esperienza sensoriale del caffè, ed altri prodotti tipici pugliesi tipo la bombetta, la bruschetta, le orecchiette, e tanti altri, mare compreso.”

“L’Espresso è solo italiano, noi – tutti, da Nord a Sud – siamo un popolo fantastico, se ci mettessimo insieme non ci fermerebbe nessuno!

Abbiamo una capacità di risolvere i problemi che non ha nessuno, per noi il problem solving è normale, viviamo nell’arte dell’arrangio e nella nostra necessità di arrangiarci ci siamo inventati delle cose fantastiche!”

In cosa consiste l’Espresso Italiano?

“Tornando all’Espresso, c’è un profilo ben delineato dell’Espresso italiano: un prodotto che deve avere un amaro estremamente controllato, una discreta acidità, un buon corpo e lasciare un retrogusto persistente. Ed è questo, che vorrei portare in giro nel mondo: il 93% degli italiani predilige infatti il caffè espresso.

Un prodotto ‘candidato nel 2016 a Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco, con l’intento di promuovere il vero caffè espresso italiano tradizionale e proteggere una bevanda che ha radici profonde nella cultura e nella tradizione italiana.’

Per fare un vero Espresso Italiano bisogna miscelare in misura corretta caffè di differenti caratteristiche e provenienze (Brasile, Etiopia, Colombia, Costa Rica, Honduras, India ed Indonesia – tostando singolarmente ogni diverso caffè) che, combinati, diano un gusto unico.

I chicchi devono essere macinati molto finemente: ogni chicco in circa 3.500 parti e che la quantità di prodotto da usare è di circa 7.35 gr.

Attenzione: il sacchetto del caffè, una volta aperto, deve essere utilizzato il prima possibile in quanto il maggior nemico del caffè è l’ossigeno; quanto rimane nella busta dev’essere ben sigillata, conservata in frigorifero e consumata negli immediati giorni successivi.

Il caffè, una volta macinato, ha soli dieci minuti per mantenere intatte le maggior quantità di sostanze organiche volatili che creano l’aroma del caffè, dopo si perdono ed il caffè comincia a peggiorare.

L’acqua utilizzata deve avere una temperatura tra gli 88 e 93 gradi e, una volta estratto (in circa 25 secondi), bisogna versare in una tazza di porcellana (da 60 ml. con sommità non troppo larga, in modo da favorire la persistenza della crema: se possibile l’optimum sarebbe di avere la tazzina ad una temperatura di 40°): il caffè versato dev’essere circa  25 cl., crema compresa.

Infine, sempre meglio mescolare l’espresso anche se non si usa lo zucchero (ecco QUI perché) e berlo subito“.

Leggendo questi minuti dettagli avrete sicuramente capito che Pino è un grande esperto di caffè (con tanto di certificazioni internazionali), non un qualsiasi attore che parla bene di un prodotto. Lui, il caffè… lo ama veramente!

Fonte: Morola